Berlino, città del futuro
Ich bin ein Berliner, proclamava il presidete Kennedy nel 1963 in una sua visita alla città. A vederla, oggi, non è difficile rinnovare quel sentimento.
Non sono mai stato a Berlino, ma mi piacerebbe visitarla. E forse viverci. Una città dal recente passato pesante e difficile da collocare nella memoria. Distrutta quasi completamente all’epilogo della Seconda Guerra Mondiale per annientare il potere nazista, divisa dalla Guerra Fredda tra occidente e sovietici, trova il suo punto di appoggio nell’anno 1989 con la caduta del Muro. Muro fisico e simbolico, spartiacque della storia che coincide con una vera rinascita della città. Perchè Berlino, sulle cicatrici delle sue ferite, ricostruisce se stessa e il presente, proiettandosi nel futuro. E’ una città moderna e guarda all’avvenire in una dimensione a misura d’uomo. Fisicamente e culturalmente molto dinamica, offre quella diversità pulsante di vita che racchiude in sé slanci positivi che affascinano chi mal sopporta la stagnazione o l’immobilità di altre città. “L’aria di città rende liberi”, recitava un detto medievale tra le popolazioni tedesche. Berlino, oggi, penso si sia riappropriata in un senso moderno della saggezza dei suoi antenati. Dalla cupola trasparente del Reichstag, Berlino unisce glorie del passato e slanci moderni, passando dall’orologio di Alexanderplatz ai nuovi palazzi e alle luccicanti strutture di Postdamer Platz, dalla porta di Brandeburgo, simbolo dell’unità tedesca, al barocco Castello di Charlottenburg, dalla menomata Chiesa della Rimembranza, uno dei luoghi della memoria, ai 368 metri di altezza della Torre della Televisione. La città si può godere nel suo splendore rinnnovato navigando il fiume Sprea, con i suoi numerosi canali e i 1700 ponti che lo attraversano. L’attività culturale può essere testimoniata dalla presenza di 175 musei cittadini, la sua dimensione a misura d’uomo da una superficie “verde” pari al 30% del totale. E il coraggio di affrontare il futuro si coglie sia nell’architettura moderna dei nuovi palazzi sia nella multiculturalità dei quartieri che mescolano persone, lingue e idee diverse. Insomma, appena posso, faccio il biglietto di andata.




